Durante il Tour della Via Francigena ad illustrare le bellezze di San Salvatore Telesino sono stati Gianmario Mattei e Lorena Pacelli.
Tra le colline del Sannio, nel cuore verde della provincia di Benevento, sorge San Salvatore Telesino, un borgo che racchiude in sé storia, spiritualità e sapori autentici. È una terra antica, ricca di fascino e tradizioni, dove la comunità si stringe ogni anno intorno a uno dei suoi simboli più amati: lo Struppolo, un dolce semplice e irresistibile, protagonista dell’omonima Sagra dello Struppolo che richiama visitatori da tutta la Campania e dal resto d’Italia.
Il borgo di San Salvatore Telesino: tra storia e natura
Nel cuore del Sannio, San Salvatore Telesino è un borgo ricco di storia, spiritualità e natura. Da non perdere l’imponente Abbazia benedettina del Santo Salvatore, risalente al X secolo, cuore religioso e culturale del paese. Poco distante, si trovano i suggestivi ruderi dell’antica Telesia romana, con resti di mura, terme e mosaici che raccontano un glorioso passato. Nel centro storico meritano una visita la Chiesa di Santa Maria Assunta, con affreschi seicenteschi, e il Museo Civico Archeologico, che custodisce reperti rinvenuti nel territorio. Per gli amanti della natura, imperdibile una passeggiata verso il Monte Pugliano e il Parco Regionale del Taburno-Camposauro, ideali per trekking e panorami mozzafiato. Infine, tra un vicolo e l’altro, non può mancare una sosta per gustare lo Struppolo, dolce simbolo del paese, magari durante la celebre Sagra dello Struppolo, quando San Salvatore si riempie di musica, profumi e tradizione.

Passeggiando tra le vie del borgo si respira ancora un’atmosfera d’altri tempi: chiese romaniche, mura medievali e scorci panoramici sul Parco Regionale del Taburno-Camposauro rendono San Salvatore un luogo perfetto per chi ama la cultura, la natura e la buona tavola.
Ma è la tradizione gastronomica ad aver reso celebre questo piccolo comune, grazie a una specialità che racconta la sua anima contadina e la sua creatività: lo Struppolo.
Lo Struppolo: storia e significato di un dolce sannita
Lo Struppolo è un dolce fritto, tipico della tradizione sannita, che rappresenta da secoli la convivialità e la gioia delle feste popolari. Nasce come dolce “povero”, preparato con pochi ingredienti genuini — farina, uova, olio e zucchero — ma capace di conquistare per la sua croccantezza e il profumo irresistibile.
Il suo nome deriva probabilmente dal termine dialettale “struppià”, che significa “attorcigliare” o “avvolgere”: un riferimento alla forma intrecciata o arricciata che caratterizza l’impasto, modellato a mano secondo l’antica tradizione delle massaie locali.
Un tempo, lo Struppolo veniva preparato nelle case durante le festività religiose o in occasione delle ricorrenze familiari. Oggi, grazie all’impegno delle associazioni locali e alla passione dei cittadini, è diventato un vero simbolo identitario del paese, tanto da meritare una sagra interamente dedicata.
La Sagra dello Struppolo: una festa che unisce gusto e cultura
Ogni anno, a fine estate o all’inizio dell’autunno, San Salvatore Telesino si trasforma in un grande laboratorio del gusto con la Sagra dello Struppolo, evento che celebra la tradizione culinaria locale e rafforza il senso di comunità.
Le piazze del centro storico si riempiono di stand gastronomici, musica popolare, spettacoli dal vivo e laboratori di cucina, dove i visitatori possono assistere alla preparazione dello Struppolo secondo le antiche ricette.
La frittura in diretta è il momento più atteso: le donne del paese, vere custodi della tradizione, impastano e modellano a mano i dolci, poi li tuffano nell’olio bollente finché non raggiungono il colore dorato perfetto. Appena scolati, vengono spolverati con zucchero o miele e serviti ancora caldi. Il risultato è un’esperienza sensoriale che unisce profumo, gusto e memoria.
La sagra, però, non è solo un appuntamento gastronomico. È anche un evento culturale che valorizza la musica popolare, le danze tradizionali e i prodotti tipici del territorio, come l’olio extravergine d’oliva del Sannio, i vini DOC della valle telesina e i formaggi locali.

Turismo esperienziale e valorizzazione del territorio
Negli ultimi anni, la Sagra dello Struppolo di San Salvatore Telesino ha assunto una nuova dimensione, diventando parte di un progetto di turismo esperienziale che coinvolge anche i borghi limitrofi.
Molti visitatori non si limitano più a partecipare alla festa, ma scelgono di soggiornare nel territorio per scoprire le cantine, i percorsi naturalistici e i siti archeologici dell’antica Telesia.
L’evento, infatti, si lega strettamente alla promozione dell’intero comprensorio telesino, puntando su un modello di turismo sostenibile e autentico.
La sinergia tra amministrazione comunale, associazioni e imprese locali ha permesso di rafforzare l’immagine del territorio come destinazione di qualità, dove cultura, gastronomia e ambiente convivono in armonia.

Lo Struppolo come simbolo di identità e rinascita
Oggi lo Struppolo rappresenta molto più di un dolce tipico: è il simbolo di una comunità coesa, che attraverso il gusto custodisce e rinnova la propria memoria.
Ogni edizione della sagra diventa un’occasione per tramandare le ricette, le storie e i gesti che uniscono le generazioni. Giovani e anziani lavorano insieme per mantenere viva una tradizione che è parte integrante dell’identità di San Salvatore Telesino.
Questo spirito di partecipazione e appartenenza è il segreto del successo dell’evento, che continua a crescere ogni anno, attirando turisti, appassionati di enogastronomia e curiosi da tutta Italia.

San Salvatore Telesino: un tesoro del Sannio da scoprire
Visitare San Salvatore Telesino in occasione della Sagra dello Struppolo significa immergersi in un’esperienza autentica, fatta di sapori genuini, accoglienza sincera e legami profondi con la terra.
Oltre al dolce protagonista, il paese offre chiese di grande valore storico, panorami mozzafiato e un’atmosfera che conserva intatto il fascino dei borghi sanniti.
Per chi ama i viaggi enogastronomici, la cultura locale e le tradizioni popolari, San Salvatore Telesino è una tappa imperdibile. Qui, tra le note della musica popolare e il profumo dello Struppolo appena fritto, si scopre il vero significato dell’ospitalità sannita: calda, sincera e indimenticabile.
La ricetta della struppolo
Ecco la ricetta tradizionale dello Struppolo di San Salvatore Telesino, fedele alla cultura sannita e tramandata di generazione in generazione. Ti propongo una versione autentica, come la preparano le donne del borgo durante la sagra — con piccoli segreti che fanno la differenza.

Ricetta tradizionale dello Struppolo di San Salvatore Telesino
Ingredienti (per circa 30 pezzi)
- 500 g di farina 00
- 4 uova intere
- 80 g di zucchero semolato
- 60 g di burro (o 50 ml di olio extravergine d’oliva, per una versione più rustica)
- 1 cucchiaino di liquore Strega (facoltativo, ma molto usato nel Sannio)
- 1 pizzico di sale
- Buccia grattugiata di un limone (o d’arancia, a seconda della zona)
- Olio di semi di girasole (per friggere)
- Zucchero a velo o miele (per decorare)

Preparazione passo dopo passo
1. Prepara l’impasto
Disponi la farina a fontana su una spianatoia. Aggiungi al centro le uova, lo zucchero, il burro morbido (o l’olio), il pizzico di sale, la buccia di limone grattugiata e — se desideri — un cucchiaino di liquore Strega o di anice, per profumare l’impasto.
Lavora tutto con le mani fino a ottenere un panetto liscio, elastico e omogeneo. Se risulta troppo duro, puoi aggiungere un cucchiaio di latte tiepido.
2. Fai riposare
Avvolgi l’impasto nella pellicola e lascialo riposare per 30 minuti a temperatura ambiente. Questo passaggio permette alla farina di idratarsi bene e rende la pasta più facile da stendere.
3. Stendi e modella gli Struppoli
Con il mattarello, stendi l’impasto in una sfoglia sottile (circa 2-3 mm). Tagliala in strisce di 2 cm di larghezza e 10-12 cm di lunghezza.
A questo punto puoi attorcigliare le strisce su sé stesse oppure formare piccoli nodi o treccine — ogni famiglia ha la propria forma tradizionale.
Il nome “Struppolo” deriva proprio dal gesto di “struppià”, cioè torcere, arrotolare.
Giuseppe Piro
Gestisce un network di Magazine tematici su Trekking, Outdoor, Travel. Ha scritto più di 20 libri sull’argomento tra i quali TREKKING IN ITALIA, edito da MONDADORI. Ha praticato tutti gli sport di montagna fra i quali la speleologia con un esperimento di isolamento in grotta di 35 giorni a 200 metri di profondità, sperimentando strumenti di telemedicina per Telecom. Ha realizzato Reportage Fotografici e Video in Italia e all’estero.
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